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C'era una volta...

Come iniziano le favole? Con "C'era una volta...".

E c'era pochi mesi fa, questa coppia che era riuscita a riattaccare i pezzi dopo un periodo non proprio facile: il transfer andato male con la GEU, la fine dei lavori di casa con il relativo trasloco, l'inizio della scuola dell'infanzia e delle novità che giravano intorno a questo... Insomma, cambiamenti dopo una calda estate, in tutti i sensi.
Settembre si era presentato come un "inizio di anno" un po' assonnato, con troppe cose da fare e poco tempo per farle; con novità da gestire cercando di incastrare tutti i pezzi del puzzle, e con una stanchezza mentale e fisica che mi aveva lasciato ai box della PMA, perché si, avevamo scelto di fare un ultimo tentativo e poi STOP, tutto il circo di medici, analisi, medicine e speranze, sarebbe stato abbandonato.

Magrezza


Ultimamente sto soffrendo molto sul tema corpo/peso. È un continuo "Come sei magra. Ma mangi?! Ma sei anoressica? Sei sicura di stare bene?" e anche se sorrido, è una cosa che andando avanti nel tempo, mi infastidisce molto.
È come quando dicono "ma come sei ingrassata!!". Ecco, pensiamo che anche al contrario può essere considerato un insulto. Solo che tutti vorrebbero essere magri, quindi per la maggior parte delle persone, fare questo tipo di commento, è quasi un complimento.
Sono sempre stata magra. Sono nata piccola, non sono tanto alta e di peso, non ho mai superato una certa soglia. Neanche in gravidanza sono riuscita ad avere quella forma pienotta che sognavo, ma a parte la panciona, ho arrotondato giusto un po' le guance!

Buon compleANTA


Aspetto il giorno del mio compleanno, sempre con trepidazione. Mi piace festeggiare. Mi piace la dolce ansia che precede quel giorno. Quest'anno a maggior ragione, il primo compleanno da mamma, ma soprattutto la volta ai temuti ANTA. Infatti compiere 40 anni ci fa riflettere su certe cose e ci induce alle domande: “ho la vita che voglio?”, “sono felice?”, “ho realizzato i miei sogni?”. Si dice sia un’età per riflettere, per cambiare (se serve), per capire chi siamo e chi vogliamo essere.

Prenditi cura, mamma

Questo post è stato scritto con il permesso di @la_riabilitazione_al_femminile

Mi sono decisa. Mi sono presa del tempo per me e ho avuto il primo approccio con la fisioterapista del pavimento pelvico, a 9 mesi dal parto: ho avuto alcuni segnali che mi hanno spinta a farmi delle domande, per capire cosa mi stesse succedendo (un po' di incontinenza, dolore durante i rapporti, la pancia ammorbidita con i retti si sono leggermente staccati). Ecco cosa succede al corpo della donna dopo parto! Tutti sono lì pronti a vedere il batuffolino, tutti e chiedere "cara come stai? Dormi? Mangi?" Ma sulla parte fisica, ben pochi fanno domande.

Ero emozionata perché dopo tanto tempo, era una cosa andavo a fare per me, una cosa che comunque porterà beneficio sia a livello personale che a livello di coppia.

Esogestazione

Il nostro cucciolo ha compiuto 9 mesi, e questi 9 mesi dopo la nascita, sono importanti tanto quanto la gravidanza stessa.

In questo periodo il piccolo si è abituato alla sua nuova vita, mentre noi genitori dobbiamo imparare a comprendere il bambino attraverso i segnali che ci manda (pianto, movimento etc).
Durante questo periodo, è vero che l’unico modo per poterlo calmare è tenerlo in braccio - povera la mia schiena, un’esigenza che in molti chiamano “vizio” (pure la suocera), anche se questo è un bisogno fisiologico che prende il nome di #esogestazione.

A volte sembriamo scordarci che i neonati sono stati tanto tempo dentro la nostra pancia, a stretto contatto con noi; rannicchiati per 9 mesi in un luogo nel quale si sono sentiti protetti e al sicuro, al caldo, mangiando dormendo giocando ai loro ritmi.

Io no.

Nella vita, quante volte vediamo qualcosa che non ci convince, e commentiamo con “io no, non farei mai così”.

Quando si cerca un figlio o quando si è incinta, a maggior ragione, si “analizzano” i comportamenti degli altri genitori, anche solo le storie raccontate, e dentro di noi immaginiamo una manina che fa avanti e indietro come per dire “no no, non sarò mai così/ non lo farò mai”.

Ecco, questo post lo chiamerò IO NO. Infatti si dice “È facile dire, no, io non lo farò mai, non lo accetterò mai, fino a che non capita proprio a te!”.

Il mio parto - 2 parte

Ero a digiuno da pranzo, stanca e dolorante, ormai chiunque passava davanti la mia sala travaglio buttava un occhio dentro, per vedere a che punto fossi.

Non ho avuto la percezione delle ore, ad un certo punto fuori la finestra è diventato scuro, era sera ed è arrivata con il buio una giovane ostetrica, Viviana che mi prende subito di petto, mi fa parlare, mi sprona e cerca di farmi visualizzare il piccolo. Nel frattempo, ho iniziato ad avere la sensazione di voler spingere, dopo tante ore di induzione, quindi l’arrivo di questa dottoressa non è un caso: a mano a mano che passano i minuti, arriva anche la ginecologa e una specializzanda, che iniziano a sistemarmi per il parto vero e proprio.

Il mio parto - 1 parte

Il tempo passa veloce, cioè, all’inizio della gravidanza anche i minuti sembrano eterni, ma mano a mano che passano i mesi, ti rendi conto che ci sono momenti in cui il tempo viene inghiottito e i giorni volano con uno schiocco di dita.

E così, dopo la ridatazione della mia DPP (data presunta parto) al 15 maggio (e non al 22), insieme al Dottor Gio, avevamo deciso per fare una induzione del parto, di non andare oltre le 40 settimane, sia per il mio percorso, sia perché il pupo sembrava un po’ grande.

Dopo l’unico monitoraggio fatto in ospedale, il Doc mi dice che ci vedremo da lì a 3 gg – giovedì mattina, per ricoverarmi e procedere con induzione e successivamente al parto. Esco da lì in lacrime, emozionata e spaventata allo stesso tempo. Posso utilizzare questi giorni per organizzare bene le ultime cose, e prepararmi anche psicologicamente all’arrivo del piccolo.

Amore incondizionato

E’ nato nostro figlio.

E’ nato di sera, quando non avevo più forze, volevo solo che uscisse dal mio corpo, perché davvero ero stremata. E’ uscito di un colore scuro, non ho fatto in tempo a vederlo che l’hanno portato via, ho sentito un leggero pianto e sapevo che era vivo.

Non riuscivo a dire più nulla, avevo finito il fiato con le urla delle ultime ore, ma sapevo che il mio cuore stava scoppiando di gioia, stavo impazzendo al pensiero di non averlo visto e avuto addosso come avevo sognato di tenerlo tante volte, ma dopo pochi minuti eccolo che viene portato nella stanza da mio marito, nella sua culletta trasparente.

Ho capito che vuol dire AMORE INCONDIZIONATO.

Avere 20 anni?

Per fortuna, ogni tanto riesco a ritagliarmi una passeggiata in una zona diversa dal mio quartiere (grazie mamma e papà che mi rapiscono, per farmi vedere “nuovi paesaggi”, ma la scusa era comunque un appuntamento in ospedale), così ieri, abbiamo passeggiato quasi un paio d’ore – la mia sciatica era in fiamme, grazie anche ai sampietrini, per non parlare delle caviglie, ma questa è un’altra storia… - per una zona turistica di Roma e mi sono sentita viva, libera, piena di vita. Erano mesi che non andavo così vicino al centro e rivedere un po’ di cose belle, mi ha fatto ricordare perché amo questa città, le sue luci, i suoi colori, i suoi graffiti e perché ho sempre amato il mio lavoro.

Il singhiozzo

Una cosa curiosa che mi è successa (a me come a molte donne in gravidanza), è sentire ritmicamente dei colpetti dentro la pancia, non come fossero dei calcetti, ma direi più che altro dei sussulti.

Questa cosa dei movimenti per me è una delle sensazioni più belle della gravidanza e credo, che la pancia mi mancherà proprio per questo. Ancora mi emoziono quando fa qualche capriola o vedo la faccia stupita di chi, mettendo la mano sulla pancia, sente i suoi movimenti. Mio marito a volte ancora fa quelle facce come il primo giorno, e vorrei tanto che sentisse anche di più, così cerco di spiegarglielo, ma non è la stessa cosa. Il futuro papà non ha la possibilità di vivere la gravidanza al 100% e quindi il suo vissuto emotivo nei confronti del bambino ha sicuramente tempi diversi. Per questo ci stiamo impegnando entrambi a coltivare un dialogo, che riesca a far fluire emozioni e comunicazioni, per far sentire lui, più partecipe di questi cambiamenti.

La mia scelta

Quando l’infertilità ha fatto capolino nella nostra vita, il primo impatto con il mondo esterno è stato quello della vergogna. Abbiamo sperimentato, come altri specie all’inizio, una dolorosa solitudine con la difficoltà a parlare di questa condizione con parenti e amici, soprattutto quelli con figli.

L’infertilità ci ha sottoposto a stress, sia al momento della comunicazione della diagnosi sia nella sua elaborazione e durante l’accettazione del percorso di PMA.

Quello con il nome strano

In questo periodo, si stanno accavallando un po’ di cose da fare, sia perché a forza di procrastinare sono
rimasta che le devo ancora fare, sia perché sono un po’ più stanca e più lenta, quindi ci metto realmente più tempo a farle.

Tra queste cose, arriva il momento di pensare a quel “tipo strano”, perché sia le amiche che al corso pre-parto, si inizia a parlare degli esercizi di Kegel, per tonificare il perineo e il pavimento pelvico. Questi sono muscoli che non si vedono ma che sono molto importanti: sia l’uomo che la donna dovrebbero allenarli per non andare incontro a disturbi fastidiosi.

Un anno dopo

Stesso posto, stessa situazione, ma io sono diversa.

L'anno scorso in questo periodo, scrivevo un post su come la quarantena ci stesse inglobando nei primi giorni, giorni fatti di pulizie, colazioni golose, abbracci e tempo da passare con mio marito. Oggi invece, non mi cambia poi molto rispetto a qualche giorno fa, perchè continuo a stare a casa tranquilla, mio marito va a lavoro come tutti gli altri giorni e se mi affaccio, non mi pare che tra traffico e via vai di gente, sia cambiato poi molto. Anzi, sono scesa a fare la spesa ed eravamo in 2 in tutto il supermercato (qui potete dare una letta al post dello scorso anno).

Piccole azioni quotidiane

Quello che fino a poco tempo fa sembrava normale, di routine direi, oggi mi sembra che abbia un nuovo “sapore”. Non sto parlando di chissà quale stravolgimento, ma ci sono tanti gesti che abbiamo sempre fatto in automatico, che ora sembrano diversi, perché fatti con spirito e pensieri differenti.

Quando ho affrontato il viaggio dell’infertilità (visite, analisi, momenti solo nostri), cercavo sempre di ritagliarmi un po’ di tempo per una preghiera, per chiedere un miracolo: l’ho sempre fatto guardando al cielo parlando con chi sta lassù, accendendo ceri e candele in giro, facendo soste in alcune chiese particolari, oltre che la sera prima di andare a letto. Ho sempre chiesto di trovare il modo per non soffrire, per far arrivare il nostro piccolo qui, semplicemente per farci essere felici.

Paura e paure

Ho conosciuto persone nuove, persone che mi hanno raccontato la loro storia, che si sono sentite vicine a me, che mi hanno voluto ringraziare per avergli dato una speranza e/o una parola di conforto.

Ho passato molto più tempo del solito sul social, in questo fine di 2020. Ho voluto interagire di più con le persone, ho voluto farmi sentire e dire “ci sono, anche se ora sono incinta, non mi scordo quello che ho passato e sono qui, pronta a dare un sorriso o una spalla per chi vorrà raccontarmi le sue gioie o dolori”.

Ma ho anche sentito da queste stesse persone, la loro fragilità e spesso la stessa domanda: “come ti sei sbarazzata della paura?”.

Confronti

In questo periodo mi capita di passare abbastanza tempo online, in particolare sui miei canali social.

Ho visto che a volte, basta lanciare un piccolo amo, che i discorsi vengono su a grappoli, altre volte dal nulla, una persona mi scrive una cosa, semplicemente perché ha voglia di condividerla con me.

Mi capita di mettere una foto con due parole e allora escono molti cuori e like, ma allo stesso tempo, a volte alcuni argomenti che ritengo interessanti, vengono quasi ignorati.

Che succede? Com’è possibile avere degli approcci così diversi?

Brilla. Shine

Nella nostra fretta quotidiana, sempre alla ricerca di qualcosa che ci manca, di una conferma, di qualcuno che ci dica che stiamo facendo la cosa giusta... spesso ci dimentichiamo di una persona molto importante: ci stiamo dimenticando di NOI stesse.

Dice una canzone di Rihanna “Shine bright like a diamond” (Brilliamo luminosi come un diamante), quindi non dobbiamo mai scordarci di quanto potenziale ci sia in noi, di quanta luce pronta a brillare, perché, anche se a volte siamo convinti del contrario, siamo venuti al mondo dotati di una “stella interiore”.

Questo silenzio

Questo silenzio che significa? Niente. Tutto. Nulla. Bho. La mia versione è più che altro “piuf” e fatelo come se fosse uno sbuffo.

Non c’è nulla da dire. Perché fa caldo (ma siamo in estate); siamo impegnati ad ascoltare tv e telegiornali che ci raccontano che succede; dobbiamo mettere la mascherina ma ci scocciamo (forse non vi ricordate che c’è il Covid).. Insomma, insieme ai soliti film anni 80 che ci ripropongono ogni estate, tutto come al solito.

Frasi idiomatiche


Nei giorni scorsi, più volte mi è capitato nei social o anche tramite WhatsApp, di sentirmi chiamare in causa perchè "non aggiorni più il blog.. non ho tue notizie..sei spaerita, tutto ok..", quindi ho pensato che questa possa essere l'occasione per scrivere qualche riga.

Come si dice tutto a posto e niente in ordine."Tutto a posto", cioè tutto ok, potrei dire che tutto scorre liscio, cioè senza problemi. Ma quando aggiungiamo "niente è in ordine" si mettono nello stesso tempo due frasi dal significato opposto.

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