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Il mio parto - 1 parte

Il tempo passa veloce, cioè, all’inizio della gravidanza anche i minuti sembrano eterni, ma mano a mano che passano i mesi, ti rendi conto che ci sono momenti in cui il tempo viene inghiottito e i giorni volano con uno schiocco di dita.

E così, dopo la ridatazione della mia DPP (data presunta parto) al 15 maggio (e non al 22), insieme al Dottor Gio, avevamo deciso per fare una induzione del parto, di non andare oltre le 40 settimane, sia per il mio percorso, sia perché il pupo sembrava un po’ grande.

Dopo l’unico monitoraggio fatto in ospedale, il Doc mi dice che ci vedremo da lì a 3 gg – giovedì mattina, per ricoverarmi e procedere con induzione e successivamente al parto. Esco da lì in lacrime, emozionata e spaventata allo stesso tempo. Posso utilizzare questi giorni per organizzare bene le ultime cose, e prepararmi anche psicologicamente all’arrivo del piccolo.

Ma visto che faccio sempre le cose a modo mio, il pomeriggio di mercoledì alle 18, mi sveglio di soprassalto con un imminente stimolo di fare la pipì, ma quando arrivo in bagno, mi accorgo che, mi si sono rotte le acque e questo flusso continua a scendere; chiamo il Dottore che mi dice “con calma raggiunga il pronto soccorso, la questione è stata solo anticipata”.

Mio marito in panico, io con un finto sangue freddo, mi faccio la doccia, finisco di chiudere la borsa e dopo 2 ore, ci muoviamo per l’ospedale.

Prima di uscire di casa, mi faccio le ultime foto con la pancia allo specchio, mi guardo intorno e ringrazio questa casa che fino ad ora, è stata il nostro nido, di noi come coppia e quando rientrerò, lo farò con il nostro piccolo.

Non diciamo niente a nessuno, in macchina cantando cerchiamo di essere sereni, ma siamo entrambi nervosi; io entro in PS e mio marito mi aspetta fuori, con la borsa e tante speranze.

Monitoraggio attaccato, analisi controllate, dopo un’oretta decidono di portarmi a reparto, così saluto mio marito e arrivo al letto 19, in stanza con una ragazza che ha partorito il giorno prima e una che farà il cesareo il giorno dopo.

Dopo che mi sono sistemata mi visitano e mi mettono del gel per iniziare l’induzione, quindi stimolare con le prostaglandine; verso l’1:30 di notte iniziano le contrazioni e le conto, così chiamo l’infermiera che mi porta in sala parto per essere monitorata.

E per fortuna, nel giro di un paio d’ore riesce ad entrare anche mio marito in sala (era tornato a casa ma proprio non riusciva a dormire, così era tornato indietro e si aggirava intorno l’ospedale).

Sono le 6 di mattina, entrambi abbiamo dormito a pezzi, ma sto male, mi sono messa sotto la doccia calda per lenire il dolore, ma nulla; ho fatto esercizi sulla palla e neanche questo ha funzionato sul momento… mi visitano e non sono tanto dilatata, va tutto a rilento, così mi iniettano l’ossitocina e mi preparano per l’epidurale (che meraviglia il momento in cui infilano l’ago, se in corso hai una contrazione e non ti puoi muovere).

La mattinata prosegue tra il mio dormiveglia e le chiacchiere con mio marito; i miei genitori (avvisati con una foto la sera prima, quando io ero già ricoverata) vengono fuori l’ospedale per dare un po’ di sostegno a Mr P e un po’ di vivande, infatti lui esce ed io ho modo di riposarmi, visto che anche i dolori sono passati.

Passando le ore, cambiano anche le ginecologhe e le ostetriche, quindi anche la tipologia di approccio nei miei confronti, in questo nuovo turno, mi spiegano nuove posizioni per spingere dopo e per provare a stare meglio. Ho degli “angeli” vicino (oltre mio marito, che è provatissimo, ma non me lo fa vedere) che mi consigliano e cercano di farmi stare al meglio possibile. Mangio un triste pranzo: minestrina, robiola e banana; ci concediamo qualche passo in terrazza al sole, giusto per cambiare panorama e provare a far diminuire il dolore – soprattutto quello lombare che non mi da pace da stanotte; siamo sorridenti e riusciamo a scherzare, nonostante tutto, perché sappiamo che da qui a qualche ora, conosceremo il nostro bambino.

Ovviamente non sono tanto dilatata, e parte un’altra dose di ossitocina nella cannula alla mano (che poi sarà mia amica fedele per tutta la degenza in ospedale…), sperando che il bimbo nasca entro la giornata di oggi, perché ormai ho rotto le acque da quasi 24 ore e non è successo ancora nulla.

Vorrei nascesse oggi che è il 13, sarebbe anche il giorno (come numero) del nostro anniversario e della nascita della nipotina più grande, oltre che essere il giorno della festa della Madonna di Fatima (quanto abbiamo pregato in questi anni…).

E’ sera, non mi arriva la cena perché ho antidolorifici, antibiotico, ossitocina e forse anche altro, quindi non posso mangiare, ma neanche ci faccio caso, ho la testa altrove…

FINE PRIMA PARTE

1 commento:

  1. Ma veramente si può far passare così tanto tempo dalla rottura delle acque? Sono ignorante in merito, ma già mi si accappona la pelle ad immaginare la seconda parte...

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